Come in altri settori, negli ultimi 20 anni ci sono stati molti cambiamenti nella musica di sottofondo, in particolare con la musica per hotel. È cambiata la progettazione degli spazi, e con essa, la sonorizzazione dei medesimi.
Nel 2001, quando ho iniziato con questo nuovo lavoro di music designer, la tendenza diffusa era di separare le zone dell’albergo con una demarcazione netta, anche con la musica.
Era uno dei modi per ottenere l’effetto WOW
Varcare la soglia fra un ambiente ed un altro diventava un atto di fede. Vista e udito (la profumazione stava arrivando timidamente dagli Usa) potevano incontrare scenari completamente diversi, talvolta discutibilmente connessi, durante il percorso dell’Ospite all’interno della struttura.
Oggi, esattamente 20 anni più tardi, molti restyling di hotel prevedono invece contesti open space, dove si cammina da un ambiente all’altro senza mai aprire, o anche solamente varcare, una porta. Nessuna separazione. Il percorso ed il passaggio fra le varie zone è continuo.
Vivere il soggiorno in un hotel Open Space permette di non perdere mai la bussola
L’ Ospite viene rassicurato con questo percorso, che favorisce una sorta di pace interiore.
La musica gioca un ruolo fondamentale per indurre questo stato di benessere emotivo…
…purché segua delle regole stilistiche e di coerenza rigorose.
Che cosa cambia nel progetto di sonorizzazione?
Se dalla prospettiva architettonica rispettare questi criteri di coerenza può sembrare semplice (uniformando ad esempio i colori ed il design), dal punto di vista della programmazione musicale non lo è affatto:
1) l’ascolto (suono) nei vari ambienti è spesso diverso a causa delle caratteristiche fisiche;
2) i contenuti da mandare in onda seguono logiche differenti a seconda del momento della giornata.
Il suono è diverso
Il percorso da A a B a C (ad esempio hall, corridoio, bar lounge oppure hall, bar lounge, ristorante):
può avere livelli e qualità di ascolto che variano a causa delle caratteristiche fisiche dell’ambiente e della qualità dell’impianto audio.
• Può accadere che un ambiente suoni in modo completamente differente dall’altro perché in A i soffitti sono alti e ci sono poche tappezzerie (alto riverbero) mentre in B c’è un controsoffitto che riduce l’altezza ed è pieno di arredi in legno, tappeti e tendaggi (basso riverbero).
• Può accadere inoltre che l’ascolto subisca delle variazioni durante il percorso, perché i diffusori audio sono diversi, ad esempio a pioggia nel primo ambiente (suono freddo) e line-array con sub-woofer nel secondo (suono caldo).
I contenuti sono diversi
1) Configurazione tipica:
• in una configurazione tipica di un hotel con gli ambienti separati, se al bar è in corso l’aperitivo e al ristorante la cena, sicuramente la musica è differente.
2) Configurazione Open Space:
• in una configurazione Open Space, se al bar è in corso l’aperitivo e al ristorante accanto la cena, come possiamo mandare in onda due musiche diverse?
Risposta: non è possibile, l’intera esperienza ne verrebbe penalizzata.
Regola: in un ambiente Open, dove gli spazi condivisi sono adiacenti e senza separazioni, la musica in onda deve necessariamente essere la stessa.
Fare una separazione creerebbe una dissonanza cognitiva, una discontinuità fastidiosa per lo stato di quiete che verrebbe subito interrotto. Con la conseguenza di far alzare le “barriere cognitive” dell’Ospite che ascolta.
E allora qual è la soluzione? 3 Casi reali
1) Lo stiloso Divinity, Lounge Bar al 5° piano del Pantheon Iconic Rome condivide nella stagione estiva una terrazza su Roma con il ristorante Divinity Restaurant, affiancato sullo stesso piano.
Accadeva che, dalle 19.30 alle 23, il sound della terrazza veniva condiviso dai due ambienti con mood differenti. Tuttavia, come spiegato prima, mandare in onda 2 musiche diverse non era possibile, perché creava dissonanza nella parte della terrazza in comune fra bar e ristorante.
Che fare allora? Prediligere Il clima ritmato e modaiolo del Bar oppure quello più soft del ristorante?
2) Ho trovato una configurazione molto simile al Bianca Relais sul Lago di Como dove si accede alle varie aree senza varcare alcuna soglia: hall, corridors, lounge bar, ristorante e terrazza condivisa. Il percorso è fluido e continuo.
Anche in questo caso, la terrazza con vista lago è condivisa fra lounge bar e ristorante.
3) L’ Hotel Lugano Dante è fresco di riapertura. È un Open Space dove si respira una magica atmosfera. In particolare: Hall, Mixology (bar) e Flamel (ristorante) condividono un contesto caldo, elegante, colorato…e molto accogliente. Negli ambienti condivisi suona (naturalmente) la stessa musica.
Tre casi simili, tre hotel differenti: solo il dialogo, tanta esperienza e le prove in diretta in hotel aiutano a trovare soluzioni che ben si adattano alle diverse configurazioni.
L’unico modo per capire se è stato fatto un lavoro a regola d’arte è recarsi sul luogo ed ascoltare
Per citarne una (di soluzioni), ho trovato la quadra definitiva per il Lugano Dante con il secondo sopralluogo, durante il quale ho potuto vivere l’hotel nell’arco dell’intera giornata.
Ed è proprio ascoltando in diretta il passaggio dall’aperitivo alla cena che mi sono reso conto dello stacco troppo netto.
Accadeva che, le (numerose) persone che stavano ancora finendo di bere uno dei curatissimi cocktail percepissero il cambio playlist automatico delle 19.30 in modo molto accentuato.
Lo percepivo io stesso e potevo notarlo dal vivo osservando le espressioni dei presenti. Un passaggio troppo forte, dopo che l’energia del beat dell’aperitivo era rimasta sostenuta per oltre due ore.
Interventi e soluzioni
Il clima moderno e tutto il contesto permettevano di fare queste modifiche ed il risultato è stato immediato e di grande impatto:
1) per prima cosa, ho posticipato il cambio orario della playlist alle 20.15;
2) poi ho testato durante la cena una serie di brani più ritmati e con quelli più adatti ho creato la base della nuova playlist;
3) il giorno successivo, grazie a questa verifica in diretta (la cena è sempre un momento molto particolare da monitorare), ho potuto incrementare i brani della nuova playlist, aumentando il ritmo e allineando il nuovo mood con quello della fascia oraria precedente.
Risultato? L’intera esperienza è stata migliorata.
Conclusioni
Raccontare questi casi reali, fra l’altro molto recenti, è il modo migliore per far conoscere come, la programmazione della musica negli ambienti open space, sia un lavoro così impegnativo.
1: Recarsi direttamente sul posto, 2: ascoltare con orecchio neutrale, 3: effettuare sempre le prove in diretta.
Sono i 3 step necessari per trovare il perfetto equilibrio fra ambienti e momenti talvolta così differenti.
Creare una magica atmosfera è un percorso lungo, ma romperla è un questione di un attimo
Marco Solforetti
sound director
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Clicca sulle immagini per ascoltare le playlist dedicate ai 3 differenti hotels e…Buon Ascolto!