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L’immagine è quella di un letto spoglio, bello da vedere ma senza nessuno che lo vive Così mi sono vissuto l’intero Salone del Mobile di Milano 2015. Non sono un architetto, un arredatore, né un designer d’interni. Lavoro con le emozioni e so come si creano. Come hanno origine, come si stimolano, come si alterano. Da…

Compact disc “fisico” o playlist “virtuale”? Nel precedente articolo abbiamo visto la compilation come strumento di sound branding. In un momento dove il supporto fisico tende a scomparire, il packaging e la possibilità di toccare con mano creano un valore emozionale forte per evocare ricordi e favorire suggestioni. Tuttavia, questo tipo di strumento di marketing ha…

Nel momento in cui nessuno compra più la musica sui supporti classici e tradizionali,ecco che la brand compilation torna ad assumere una valenza emozionale forte La comunicazione in generale, compresa quella sonora, sta attraversando un periodo di grandi rivoluzioni, indotte  dalla digitalizzazione dei contenuti audio e dalla facilità con cui circolano sul web. Se prima questi contenuti…

Sound Branding

Progettare il suono di un brand è un’attività che richiede professionisti in grado di trasferire ai suoni l’identità di un marchio. Il sound branding (o audio branding) costruisce l’identità sonora di un brand. E’ in grado di modellare l’esperienza emotiva associata ad un brand, definendone i valori, mantenendone il ricordo. E’ un mezzo per emozionare, coinvolgere, convincere. E’ uno strumento di comunicazione potente per trasmettere un messaggio guidato dalla memoria del suono…il suono può arrivare a destinazione anche ad occhi chiusi. Ecco 10 regole fondamentali:

  1. Considerare la musica come parte integrante dell’intera esperienza nel negozio. La musica è oggi motivo di eccellenza in molti settori. E’ un importante strumento competitivo per sviluppare e promuovere il processo di brand experience. Non sono più solo i prodotti o i servizi che determinano se il consumatore apprezza o no un marchio. L’uso corretto della musica crea un valore aggiunto, aiutando a diversificare il servizio e distinguere il prodotto offerto.
  2. Definire come suona il brand. In che modo deve suonare il marchio? La musica è il linguaggio delle emozioni, un mezzo per connettere emotivamente clienti, ospiti e consumatori. Il suono del brand deve mandare un messaggio chiaro e rispecchiare l’esperienza che si vuole creare. Quale è il profilo che vogliamo riflettere con la musica?
  3. Definire il target d’ascolto. E’ sempre importante chiedersi per chi e perché viene trasmessa la musica. Può far parte della strategia di marketing, oppure può migliorare le prestazioni lavorative dei dipendenti mantenendo l’ambiente più confortevole. Può accompagnare un ospite differenziando i diversi ambienti e momenti di un hotel. Oppure è diffusa per soddisfare i gusti dei clienti?
  4. Considerare la funzione evocativa della musica. Se trasmettiamo musica d’ambiente o di sottofondo ci dobbiamo chiedere se è meglio trasmettere musica conosciuta o non conosciuta. Leggi tutto…
Four Seasons Atrium Bar

Sono comodamente seduto nello splendido Atrium Bar del Four Seasons di Firenze. Mentre scrivo scorre nell’aria un piacevole sottofondo musicale.

Fino a questo momento, da circa due anni, la selezione di musica comprendeva brani in stile classic jazz; cantati, strumentali, con riferimenti e rifacimenti di canzoni famose in chiave bossa e new jazz.

Cambiare radicalmente il mood di un luogo non è facile. Richiede una buone dose di coraggio, oltre che di tempo, ricerca ed inventiva. E tutti gli sforzi dipendono dall’esito della prova finale. La giornata di oggi riguarda proprio questo, un test di prova. Riuscire a rinnovare un ambiente senza cambiarne i colori o gli arredi.

Il design sonoro è dato da un’alchimia di suoni che aiutano a rendere un’esperienza unica. Caratterizza l’atmosfera che si crea, togliendo dall’aria un silenzio freddo, asettico…oppure scongiurando sonorità fuori luogo, talvolta imbarazzanti.

L’hotel necessita della massima attenzione durante la ricerca e la selezione di musica. La diversità degli ambienti implica una diversificazione del suono. Dal momento in cui gli ospiti entrano nella hall, a quello in cui scelgono di farsi coccolare nella zona wellness. Oppure durante una cena romantica. Una scelta di musica consapevole valorizza ogni singola area dell’hotel, crea coerenza e rafforza l’identità. Orienta l’ospite, ne migliora la permanenza, lo accompagna nei differenti ambienti, ne favorisce i ricordi e le emozioni.

Nella hall percepiamo immediatamente tre dei nostri sensi: vista, olfatto e udito. Se vogliamo attivare un processo di riconoscimento e di memorizzazione, e far rivivere agli ospiti un ricordo, un souvenir emozionale ogni qual volta si ascolterà di nuovo quella canzone, è nella hall che dobbiamo concentrare gli stimoli per favorire un ascolto attivo.

Diversamente, se vogliamo esaltare i deliziosi abbinamenti culinari dello chef, dobbiamo riflettere in modo completamente diverso ed orientarci verso una musica priva di riferimenti mnemonici nella zona ristorante. In tal caso, è Leggi tutto…

Quale lavoro fai? Quando alcuni anni fa, a questa domanda rispondevo il disc jockey, mi sentivo spesso replicare: si, ok, ma oltre quello, che lavoro fai ? Nell’immaginario collettivo non era visto come un lavoro. Agli occhi delle nuove generazioni “suonava bene”, faceva scena, era figo; tuttavia, nel mondo del lavoro, quello tradizionale etichettato come “serio”, pronunciare…

il giardino del benessere

Non è facile svegliarsi alle 8 dopo essere andati a letto alle 6. Talvolta il lavoro manca, altre volte invece ci sono due impegni, entrambi importanti, che si susseguono con un margine di tempo limite. La sveglia suona dopo due ore, due misere ore di sonno. Mi sveglio di soprassalto pensando già alla sera, momento in cui già immagino di ritornare nella stessa posizione, nel mio caso felicemente prono. Quando il lavoro chiama devo esser pronto e prepararmi per il meglio. E quando a chiamare è il Four Seasons, devo prepararmi ancora meglio.

Avere accanto Arcangelo mi mette sempre una certa tranquillità. Veloce, puntuale, efficiente. Lo chiamo sig. Wolf, il personaggio che in Pulp Fiction riesce a risolvere un problema assai arduo. Non riesco a stargli dietro. E’ molto più alto di me e cammina veloce…ho rinunciato a rincorrerlo. Arriva sempre prima e soprattutto non aspetta. Mi devo occupare solo della musica, al resto ci pensa lui.

Domenica 21 Settembre l’Hotel Four Seasons di Firenze, ospitava “Il Giardino del Benessere“. Un open day per il corpo e la mente immerso nello splendido giardino della Gerardesca, messo a disposizione, per l’occasione, di ospiti e clienti esterni. Fitness, beauty e seminari per una giornata all’insegna del relax, della cura della persona e dell’informazione.

La musica per un evento del genere è di fondamentale importanza. Diventa un vero e proprio tappeto sonoro, un’alchimia di suoni che accompagnano gli ospiti durante tutto il percorso. Il lavoro di sonorizzazione era stato organizzato suddividendo il Giardino in varie zone dedicate. Vari punti di ascolto più una postazione all’accoglienza dei visitatori. Una vera e propria installazione sonora, dove la musica d’ambiente, diffusa nel verde, diventava parte integrante del concetto di benessere. Una mostra d’arte arricchiva l’evento di spessore artistico, con sculture visionarie Leggi tutto…

c.commons

Adrian North è uno dei miei ricercatori preferiti. Nei suoi esperimenti mette ingegno e praticità. Non è facile studiare l’influenza della musica sul vino. Nel 1993 intraprese uno studio in una cantina, rilevando le differenze d’acquisto di alcuni clienti quando veniva diffusa musica classica o una top 40. Nel 1997 invece studiò il comportamento di alcuni clienti di un supermercato. Sempre associando l’acquisto di vino con la diffusione di musica cercò di capire se la nazionalità della musica influenzasse in qualche modo la nazionalità del vino.

Il suo ultimo esperimento è quello che studia il processo cognitivo innescato dalla musica di sottofondo sulla percezione del gusto del vino. Nello specifico North si chiede: la musica può influenzare la percezione che abbiamo del gusto del vino? Può influenzare ciò che realmente la gente percepisce attraverso i sensi?

Il professore, forte dei suoi studi all’università di Edimburgo, ha dimostrato che non solo esiste questa possibilità, ma che può anche essere rilevante. Il ricercatore ha sottoposto 250 uomini e donne a votare il gusto di un vino rosso o bianco. Alcuni bevevano il vino in silenzio, mentre altri ascoltavano uno di quattro tipi di musica. Nonostante lo stesso vino, rosso o bianco, rimanesse uguale per tutti, la descrizione del gusto variava in forte correlazione con il tipo di musica.

Lo studio è stato condotto utilizzando 4 pezzi scelti di musica abbinati a 4 percezioni ricercate. Ad un campione formato da 250 adulti è stato offerto un bicchiere di vino in cambio di rispondere al questionario. Dopo aver pulito il proprio palato con dell’acqua i partecipanti hanno avuto 125 ml di vino rosso cabernet sauvignon o bianco chardonnay e messi in una delle 5 stanze per berlo. Essi sono stati invitati a bere entro 5 minuti senza conversare con le altre persone presenti nella stanza. In ognuna Leggi tutto…

vino e note

La musica deve accompagnare il vino oppure il vino deve accompagnare la musica?

Compito assai arduo è quello di accomunare l’esecuzione musicale perfetta ad un buon bicchiere di vino. In primis perché il vino abbinato a piatti differenti cambia sapore. Così come un brano di Miles Davis o di Mozart viene filtrato dal nostro sistema emozionale in modo differente, a seconda dell’ambiente, del nostro stato d’animo e di quello che stiamo mangiando o bevendo.

Da questa considerazione parte una riflessione importante: che cosa è il gusto? Come viene percepito?

A differenza degli altri organi di senso la lingua è un muscolo primitivo facile da ingannare. In un esperimento del 2001, il malizioso Frédéric Brochet, presso l’Università di Bordeaux, ha invitato 57 esperti di vino e ha chiesto di dare le loro impressioni su due bicchieri di vino, rosso e bianco. I vini erano in realtà lo stesso vino bianco, uno dei quali era stata colorato di rosso con un colorante alimentare. Questo trucco non ha impedito agli esperti di descrivere il vino “rosso” nel linguaggio tipicamente utilizzato per designare i vini rossi. Un esperto ha elogiato il suo “morbido e rotondo”, mentre un altro ha vissuto percezioni di “frutto rosso tritato.” Nessuno ha notato che era in realtà un vino bianco.
Come nota lo stesso Brochet:

“La nostra aspettativa sul vino sapore può essere molto più efficace per determinare il modo in cui degustare un vino rispetto all’effettiva qualità fisica del vino stesso”.

La realtà è che la maggior parte del gusto percepito è un odore. Infatti gli scienziati stimano che fino al 90 per cento di ciò che percepiamo come sapore è un odore inalato dal naso. A questa percentuale dobbiamo aggiungere la variabile visiva e quella uditiva.

Per esempio, quando mangiamo un pasto in un luogo di fantasia, pieno di Leggi tutto…