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il giardino del benessere

Non è facile svegliarsi alle 8 dopo essere andati a letto alle 6. Talvolta il lavoro manca, altre volte invece ci sono due impegni, entrambi importanti, che si susseguono con un margine di tempo limite. La sveglia suona dopo due ore, due misere ore di sonno. Mi sveglio di soprassalto pensando già alla sera, momento in cui già immagino di ritornare nella stessa posizione, nel mio caso felicemente prono. Quando il lavoro chiama devo esser pronto e prepararmi per il meglio. E quando a chiamare è il Four Seasons, devo prepararmi ancora meglio.

Avere accanto Arcangelo mi mette sempre una certa tranquillità. Veloce, puntuale, efficiente. Lo chiamo sig. Wolf, il personaggio che in Pulp Fiction riesce a risolvere un problema assai arduo. Non riesco a stargli dietro. E’ molto più alto di me e cammina veloce…ho rinunciato a rincorrerlo. Arriva sempre prima e soprattutto non aspetta. Mi devo occupare solo della musica, al resto ci pensa lui.

Domenica 21 Settembre l’Hotel Four Seasons di Firenze, ospitava “Il Giardino del Benessere“. Un open day per il corpo e la mente immerso nello splendido giardino della Gerardesca, messo a disposizione, per l’occasione, di ospiti e clienti esterni. Fitness, beauty e seminari per una giornata all’insegna del relax, della cura della persona e dell’informazione.

La musica per un evento del genere è di fondamentale importanza. Diventa un vero e proprio tappeto sonoro, un’alchimia di suoni che accompagnano gli ospiti durante tutto il percorso. Il lavoro di sonorizzazione era stato organizzato suddividendo il Giardino in varie zone dedicate. Vari punti di ascolto più una postazione all’accoglienza dei visitatori. Una vera e propria installazione sonora, dove la musica d’ambiente, diffusa nel verde, diventava parte integrante del concetto di benessere. Una mostra d’arte arricchiva l’evento di spessore artistico, con sculture visionarie Leggi tutto…

c.commons

Adrian North è uno dei miei ricercatori preferiti. Nei suoi esperimenti mette ingegno e praticità. Non è facile studiare l’influenza della musica sul vino. Nel 1993 intraprese uno studio in una cantina, rilevando le differenze d’acquisto di alcuni clienti quando veniva diffusa musica classica o una top 40. Nel 1997 invece studiò il comportamento di alcuni clienti di un supermercato. Sempre associando l’acquisto di vino con la diffusione di musica cercò di capire se la nazionalità della musica influenzasse in qualche modo la nazionalità del vino.

Il suo ultimo esperimento è quello che studia il processo cognitivo innescato dalla musica di sottofondo sulla percezione del gusto del vino. Nello specifico North si chiede: la musica può influenzare la percezione che abbiamo del gusto del vino? Può influenzare ciò che realmente la gente percepisce attraverso i sensi?

Il professore, forte dei suoi studi all’università di Edimburgo, ha dimostrato che non solo esiste questa possibilità, ma che può anche essere rilevante. Il ricercatore ha sottoposto 250 uomini e donne a votare il gusto di un vino rosso o bianco. Alcuni bevevano il vino in silenzio, mentre altri ascoltavano uno di quattro tipi di musica. Nonostante lo stesso vino, rosso o bianco, rimanesse uguale per tutti, la descrizione del gusto variava in forte correlazione con il tipo di musica.

Lo studio è stato condotto utilizzando 4 pezzi scelti di musica abbinati a 4 percezioni ricercate. Ad un campione formato da 250 adulti è stato offerto un bicchiere di vino in cambio di rispondere al questionario. Dopo aver pulito il proprio palato con dell’acqua i partecipanti hanno avuto 125 ml di vino rosso cabernet sauvignon o bianco chardonnay e messi in una delle 5 stanze per berlo. Essi sono stati invitati a bere entro 5 minuti senza conversare con le altre persone presenti nella stanza. In ognuna Leggi tutto…

vino e note

La musica deve accompagnare il vino oppure il vino deve accompagnare la musica?

Compito assai arduo è quello di accomunare l’esecuzione musicale perfetta ad un buon bicchiere di vino. In primis perché il vino abbinato a piatti differenti cambia sapore. Così come un brano di Miles Davis o di Mozart viene filtrato dal nostro sistema emozionale in modo differente, a seconda dell’ambiente, del nostro stato d’animo e di quello che stiamo mangiando o bevendo.

Da questa considerazione parte una riflessione importante: che cosa è il gusto? Come viene percepito?

A differenza degli altri organi di senso la lingua è un muscolo primitivo facile da ingannare. In un esperimento del 2001, il malizioso Frédéric Brochet, presso l’Università di Bordeaux, ha invitato 57 esperti di vino e ha chiesto di dare le loro impressioni su due bicchieri di vino, rosso e bianco. I vini erano in realtà lo stesso vino bianco, uno dei quali era stata colorato di rosso con un colorante alimentare. Questo trucco non ha impedito agli esperti di descrivere il vino “rosso” nel linguaggio tipicamente utilizzato per designare i vini rossi. Un esperto ha elogiato il suo “morbido e rotondo”, mentre un altro ha vissuto percezioni di “frutto rosso tritato.” Nessuno ha notato che era in realtà un vino bianco.
Come nota lo stesso Brochet:

“La nostra aspettativa sul vino sapore può essere molto più efficace per determinare il modo in cui degustare un vino rispetto all’effettiva qualità fisica del vino stesso”.

La realtà è che la maggior parte del gusto percepito è un odore. Infatti gli scienziati stimano che fino al 90 per cento di ciò che percepiamo come sapore è un odore inalato dal naso. A questa percentuale dobbiamo aggiungere la variabile visiva e quella uditiva.

Per esempio, quando mangiamo un pasto in un luogo di fantasia, pieno di Leggi tutto…